BARBERINI-GIORNI D’ORO

Se c’è una cosa che si deve riconoscere a Barbara Bigi, vero nome di Barberini, è la capacità di scrivere e raccontare le storie, complice anche il suo lavoro come pubblicitaria. Dopo un debutto piuttosto anonimo la cantautrice torna dopo 4 anni con l’lp “Giorni d’Oro”, lavoro con cui compie un enorme passo avanti sia nei testi che nelle musiche.

Ogni canzone di questo brano è una piccola finestra sui suoi sentimenti o su esperienze di vita quotidiana, tutto rivisto con una lente ricolma di speranza e passione; le vicende nel loro evolversi assumono sempre toni immaginifici. Sembra quasi di trovarsi di fronte a brani creati durante la pandemia nati da cose viste dalle finestre o durante le centellinate uscite.

Musicalmente parlando ci troviamo di fronte ad un mix tra Camera Obscura Beach House e Allvays, influenze che lei usa per ricreare quella costante atmosfera di sogno che si respira lungo tutto il disco. le musiche però, benche realmente suonate e non semplicemente editate, hanno un range piuttosto ridotto di soluzioni che tendono a ripetersi. Questa scelta porta l’album veramente vicino alla cerchia “sperimentale” ma la scalfisce appena lasciando un pò l’amaro in bocca.

I migliori episodi dell’album sono sicuramente “Lunapark”, con i suoi effetti tempestosi e sbrillucicosi e “Grattacieli”. Il brano comincia con un interessante intro tra la Drum’n bass e la Glitch. Le ritmiche procedono con un fare irregolare, su queste Barberini tesse delle melodie di synth e tastiere pompose e polverose che sorreggono un testo d’ispirazione Gregoriana. “Su un altro pianeta” invece parla di un ipotetico dialogo suo con un alieno. Qui la parte strumentale non spicca particolarmente, è piuttosto regolare e sembra una semplice rielaborazione di idee precedenti.
“Giorni d’oro” risulta essere quindi un album piuttosto derivativo dalle influenze sopra citate ma presenta una serie di spunti che fanno ben sperare per il prossimo futuro.

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